Ecco come si umilia un bambino

Cercando qualche novità sull’alitalia mi sono trovato a visitare il blog di AnnoZero dove ho letto questo post dal titolo “Vi racconto come si umilia un bambino”

Devo dire che ne osno rimasto veramente turbato, vergongoso….

“Alla CA. Gentile Redazione di Annozero

Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.
Vi scrivo perché sabato 13 settembre, nel punto vendita Carrefour di Assago mio figlio è stato vittima di un atto di discriminazione molto grave, probabilmente punibile per legge.
Al centro commerciale era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film “Cars”.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars – tra l’altro comprata proprio nel suddetto Carrefour – sabato l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta [uno dei personaggi protagonisti del film “Cars”, ndr.], ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Era presente un fotografo, sui sessant’anni, che sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.
Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te“. Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…“. Lui risponde: “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!“. Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” al che l’uomo del computer, ridendo, dice: “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!“. Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata, che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dagli incaricati del centro commerciale, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una addetta del centro commerciale, si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente”.

Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.
Ho pianto. Dal dolore.

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:

-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Vorrei sapere come Carrefour intendete agire, in seguito a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.
Vi ho scritto in quanto ritengo che in casi come questi, tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito.”

Ecco come si umilia un bambinoultima modifica: 2008-09-29T22:02:20+02:00da brian8819
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6 pensieri su “Ecco come si umilia un bambino

  1. Credo che gli estremi per una denuncia per discriminazione ci siano tutti.
    Tanto più che hai anche i testimoni (la guardia giurata).

    Inoltra una protesta ufficiale alla Direzione di Carrefour, annunciando il tuo desiderio di sporgere denuncia ufficiale, e vedi cosa ti rispondono.

    Poi potrai decidere il da farsi, basandoti su quello che ti diranno questi… “signori”.

    P.S. Altro suggerimento: prova a rivolgerti a “Striscia la Notizia”: può sembrare un consiglio banale, ma così ti assicureresti il massimo dell’attenzione, e contribuiresti a sensibilizzare la popolazione italiana al grave problema che ti ha visto protagonista.

  2. Credo che gli estremi per una denuncia per discriminazione ci siano tutti.
    Tanto più che hai anche i testimoni (la guardia giurata).

    Inoltra una protesta ufficiale alla Direzione di Carrefour, annunciando il tuo desiderio di sporgere denuncia ufficiale, e vedi cosa ti rispondono.

    Poi potrai decidere il da farsi, basandoti su quello che ti diranno questi… “signori”.

    P.S. Altro suggerimento: prova a rivolgerti a “Striscia la Notizia”: può sembrare un consiglio banale, ma così ti assicureresti il massimo dell’attenzione, e contribuiresti a sensibilizzare la popolazione italiana al grave problema che ti ha visto protagonista.

  3. Ciao,
    me ne ha parlato mia mia madre di questo spiacevole episodio e sono corsa a cercare il tuo blog, sono contenta di averti trovata , le parole di rabbia ei confronti di queste persone non servono a nulla, purtroppo l’ignoranza della gente è infinita come infinito è il senso di non rispetto verso gli altri che si sta diffondendo specialmente all’interno delle famiglie, ti sono vicina e capisco la tua reazione.
    Credo che ci sia un servizio a sostegno dei consumatori se non all’interno del centro commerciale , nel paese in cui vivi, gli estremi ci sono tutti !!!
    Coraggio

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